Dal punto di vista morfologico il territorio è pianeggiante. I pochi modesti rilievi che si riscontrano nel territorio comunale si trovano a nord dell'abitato e sono Monte Cirfini (158 m s.l.m.) e Punta Maiorchina (163 m s.l.m.)[5].
Il bacino idrografico principale è quello del Rio Paringianu.
La vegetazione autoctona è la tipica macchia mediterranea.
Origini del nome
Il nome attuale viene da Puerto Escús[6]; escos o escus in catalano è il participio passato arcaico di escondir ossia "nascondere"; Portoscuso significa quindi letteralmente "porto nascosto"[7].
Storia
Preistoria e storia antica
La presenza dell'uomo nel territorio di Portoscuso risale al neolitico con l'insediamento all'aperto di Su Stangioni e i ripari sotto roccia in località Crobettana. All'età del rame appartengono invece le grotte sepolcrali, scoperte nella medesima località, e i circoli megalitici in località Piccinu Mortu e Su Medadeddu nonché il villaggio in località Sa Grutta de Is Abis[5].
Ceramiche dalla tomba di Punta Niedda, Museo archeologico nazionale di Cagliari.
Dell'età del bronzo si conoscono i siti, di cultura di Bonnanaro, di Su Stangioni e Punta Niedda e alcuni nuraghi e villaggi di capanne mentre poco oltre il confine comunale con Gonnesa si trova l'importante complesso nuragico di Seruci. La zona fu poi frequentata dai fenici, seguiti dai punici e dai romani del cui passaggio rimangono alcune testimonianze, in particolare per quanto riguarda l'aspetto funebre, con le necropoli in zona San Giorgio e Piccinu Mortu.
Storia medievale
In epoca medievale il territorio fece parte del giudicato di Cagliari, inserito nella curatoria di Sulcis. Dopo la scomparsa di quest'ultimo nel 1258 divenne parte dei domini dei della Gherardesca, conti di Donoratico. Esisteva all'epoca un modesto scalo, poi abbandonato e in seguito riarmato nel XVIII secolo, denominato Canelles o Canneddas (toponimo che fa riferimento alla presenza di canneti)[8], di cui rimangono i ruderi di una chiesa intitolata a san Giorgio[9].
Nell'ottobre del 1323 nelle acque di Canyelles (Portovesme) si svolse un evento bellico di un certo rilievo tra gli aragonesi, che stavano assediando Villa di Chiesa, e la flotta pisana, capitanata dal viceammiraglio Francesco Zaccio, composta da 33 galee[10].
«Ricorderò poi che fu in questa spiaggia, come la
più vicina a Iglesias, che l'infante D. Alfonso fece sbarcare le macchine per la oppugnazione di quella città, e in queste acque che la squadra pisana prese nella stessa epoca alcune navi aragonesi, bruciò gli altri bastimenti raccoltivi dal suddetto conquistatore, e tutta la munizione ammucchiatavi.»
(Vittorio Angius (1841), Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. Re di Sardegna (a cura di Goffredo Casalis))
Storia moderna e contemporanea
La tonnara
L'odierno abitato di Portoscuso nasce nel XVI secolo, in periodo spagnolo, come insediamento di tonnarotti e pescatori sardi, ma anche siciliani e ponzesi, e corallai marsigliesi e maiorchini[11][12][13]. Portoscuso era inoltre un importante scalo commerciale per lo sbarco di merci destinate a Iglesias. Sul finire del secolo venne edificata la torre costiera, oggi nota come Torre Spagnola, posta sotto il comando di un alcalde; la torre, data l'esiguità della guarnigione formata da soli due soldati, aveva principalmente una funzione di avvistamento piuttosto che di difesa[11].
A seguito della costruzione di alcune tonnare nella zona, il piccolo borgo originario, composto da baracche abitate durante le stagioni di pesca, iniziò a evolvere in paese.
«Lo stabilimento della Tonnara in questo sito fece che vi soggiornasse in principio un certo numero d’uomini, i quali difendessero gli edificii dello stabilimento e il corredo costoso della pesca dalle aggressioni degli africani [barbareschi]. Per questo vi fu edificata e armata una torre. […] Alcuni fidati nella difesa della torre vi si stabilirono con la famiglia, e vi si formò così una piccola popolazione.»
(Vittorio Angius (1841), Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. Re di Sardegna (a cura di Goffredo Casalis))
La croce commemorativa dell'eccidio di Su Campu Dolorosu
Nel XVII secolo il paese venne ripetutamente assalito dai pirati barbareschi[11]; in una di queste incursioni la torre fu semidistrutta e alcuni dei suoi abitanti, che avevano trovato rifugio presso la zona dove oggi sorge il campo sportivo comunale, furono ivi trucidati o schiavizzati. Tale località oggi è nota col nome di Su Campu Dolorosu cioè "il campo del dolore". A ricordo di tale storico evento sono poste sul luogo, da anni, una croce e una lapide in memoria di quegli sventurati.
«Nel 1660 in maggio sei galere moresche essendo approdate in questo seno invasero la tonnara, bruciarono tutte le barche del servigio della pesca, e le
capanne degli scabeccieri e salatori, presero i pesci della mattanza, e del salato che era in terra non lasciandovi più che 400 barili. La peschiera non fu risparmiata perché si tolsero la massima parte delle ancore, che ritengono le gomene dalle quali sono sostenute le reti. Fortunatamente la gente di servigio poté sottrarsi con la fuga, e pochissimi furono sorpresi e condotti in servitù.»
(Vittorio Angius (1841), Dizionario Geografico Storico-Statistico-Commerciale degli Stati di S.M. Re di Sardegna (a cura di Goffredo Casalis))
Nel 1738, ormai in epoca sabauda, nella tonnara di Su Pranu (il "pianoro"), furono ospitate le numerose famiglie di profughi liguri provenienti da Tabarka, appena giunte in terra sarda in attesa che venisse completata la nuova cittadina di Carloforte, sull'isola di San Pietro, dove si sarebbero potute trasferire[14].
Costumi di Portoscuso (xilografia, 1901)
Portoscuso nel 1821 entrò a far parte della provincia di Iglesias, che rimase operativa fino al 1848. Successivamente il paese fu inserito nella divisione amministrativa di Cagliari e dal 1859 nell'omonima provincia. Furono i Genovès gli ultimi baroni del feudo e nel 1853 divenne comune autonomo[7]; anche se nel 1863, fu proposto che il comune fosse annesso a quello di Gonnesa[15].
Il 29 dicembre 1922 un gruppo di fascisti uccise i fratelli Fois, battellieri socialisti di Portoscuso. Fatto ricordato da Emilio Lussu in Marcia su Roma e dintorni[16].
Nel 1935 il governo fascista, in previsione di futuri attacchi nemici alle attività minerarie del Sulcis, su Portovesme e la vicina centrale termoelettrica, fece erigere a Portoscuso un sistema di fortificazioni, ancora visibili a Capo Altano e in altre località del territorio comunale[14].
Nel 1940 venne accorpato a Carbonia, per poi riconquistare l'autonomia nel 1945.
Dopo la seconda guerra mondiale, tra gli anni sessanta e settanta si sviluppò il polo industriale di Portovesme. Tra il 1951 e il 1961 la popolazione aumentò del +42,6%, mentre tra il 1961 e il 1971 del +32,8%[17].
Simboli
Lo stemma e il gonfalone del comune di Portoscuso sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 4 giugno 1979.[18]
Lo stemma è semipartito troncato: nel primo, d'argento, è raffigurata una fabbrica di rosso, con ciminiera fumante; nel secondo, di rosso, la torre di Portoscuso d'argento; nel terzo d'azzurro, un tonno al naturale.
Simbolo di Portoscuso è la torre spagnola che si trova all'interno del paese, nei pressi della chiesa della Madonna d'Itria e della Tonnara, e domina il golfo circostante.
Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose
Chiesa di Sant'Antonio da Padova: considerata la più antica chiesa del paese, è dedicata a Sant'Antonio da Padova, protettore delle tonnare; si trova all'interno dell'antica tonnara.
Chiesa di Santa Maria d'Itria: sita al di fuori della tonnara di Su Pranu, venne edificata intorno al 1655 per volere del marchese Vivaldi Pasqua.
Chiesa di San Giovanni Battista: eretta negli anni 80 del XX secolo.
La Torre Spagnola
Architetture militari
Torre Spagnola: la torre costiera venne fatta erigere dagli spagnoli nella seconda metà del XVI secolo (nel 1577 secondo la Carta di Rocco Cappellino[19]) come difesa dai corsari barbareschi. È realizzata in tufo e trachite della zona e sorge sulla cima di un piccolo promontorio. Ha un unico portale d'ingresso a 3,5 metri dal suolo, raggiungibile da una scala dalla cui cima si può vedere la chiesa di Santa Maria d'Itria e la tonnara Su Pranu. Alla fine degli anni cinquanta, durante alcuni scavi, alla sua base furono trovati resti umani e cannoni di epoca tardo-medievale, attualmente custoditi a Cagliari. Nel 2017 è stato rinvenuto un'ulteriore cannone di epoca spagnola ai piedi della torre[20].
Batteria antinave e antiaerea "Capo Altano".
Tonnara di Su PranuLa mattanza – Pesca di tonni (xilografia, 1901)
Architetture civili
Tonnara di Su Pranu: la tonnara di Su Pranu risale alla metà del XVI secolo, quando il governo spagnolo autorizzò il mercante cagliaritano Pietro Porta a costruire una tonnara per la pesca del tonno rosso. Nel corso dei secoli furono costruite attorno allo spazio della tonnara numerose strutture, tra cui abitazioni, magazzini, locali per la lavorazione e una chiesa, che circondano una grande piazza. Dopo anni d'abbandono, l'intero complesso è stato acquisito dal comune nel 2006. A seguito dei lavori di restauro, nel 2010 sono stati aperti gli spazi espositivi in occasione della manifestazione "Fiera del Sud-Ovest", mentre nel 2011 sono stati riaperti al pubblico ulteriori nuovi spazi restaurati.
Su Marchesu
Su Marchesu: in paese trovasi anche la villa "Su Marchesu" o Poggio Maureddu, che fu del nobile sardo Pes di Villamarina conte di Vallermosa, marchese di Villamar e barone dell'isola Piana. Nel 1912 questo nobile aveva fatto edificare tale villa, tuttora esistente all'ingresso del paese, per trascorrervi momenti di riposo.
Fontana de Is Piccas: unica fonte superstite delle tre fonti d'acqua che approvigionavano il paese nel XIX secolo[21].
Siti archeologici
Nuraghe presso Punta MaiorchinaTombe romane presso Punta Maiorchina
Crobettana: sepolcri in grotta dell'età del rame
Bacu Ollasta nuraghe complesso e capanne
Su Medadeddu: circoli megalitici
Su Piccinu Mortu: circoli megalitici, resti di nuraghe e tombe romane
Su Stangioni/San Giorgio: villaggio del neolitico antico, capanna della cultura di Bonnanaro, necropoli fenicio-punica e romana
Punta Maiorchina[22]: villaggio nuragico e tombe romane
Nuraghe Atzori: nuraghe complesso
Paringianeddu: resti di epoca nuragica e romana
Nuraghe Crixionis: nuraghe indefinito
Nuraghe Paringianu: nuraghe indefinito
Nuraghe Sa domu de Pedru: nuraghe indefinito
Cale, coste e spiagge del Comune
Il faro dello scoglio della Ghinghetta
Nel litorale del Comune di Portoscuso, partendo da nord verso sud, si hanno le seguenti cale, coste e spiagge più conosciute[23]:
PortopagliettoSpiaggia di Punta S'Aliga, località dove è praticato il kitesurfing
Costa Guroneddu (cioè: foruncoletto o tubercolo)
Costa Buca de Flùmini (cioè: bocca del fiume) con alte falesie (oltre 40 m.)
Costa Crobetana (cioè: copertura) con alte falesie (fino a 107 m.)
Costa Capo Altano già Giordano: nel poggio (alto 64 m.) i ruderi delle batterie militari
Costa Punta Su Lacu de S'Aqua (cioè: punta vasca o vascone dell'Acqua)
Spiaggetta isola dei Meli o Su Scogliu Mannu (cioè: scoglio grande)
Costa Crobetanedda (cioè: piccola copertura) con alte falesie (oltre 40 m.)
Costa Punta Niedda (cioè: punta nera)
Costa Rocce Piatte
Costa La Cala o la Spiaggia dei Tedeschi
Costa Sa Cala de Su Zùrfuru (cioè: la Cala dello zolfo)
Costa Punta Portupaleddu o Punta di Portopaglietto (cioè: della paglia marina o dell'alga)
Spiaggia di Portopaglietto o Portupaleddu
Costa Paleturri o Pal'e Turri (cioè: dietro la torre)
Costa Punta Su Scoglieddu (cioè: punta dello scoglietto)
Secondo i dati ISTAT la popolazione straniera residente al 31 dicembre 2019 era di 72 persone, pari all'1,5% della popolazione totale.
Le nazionalità maggiormente rappresentate erano:
Oltre al centro cittadino, il comune di Portoscuso comprende varie località distribuite al di fuori del perimetro urbano. Tra di esse, le più popolose sono: Bruncuteula, Paringianu e Portovesme.
Porto turistico
Economia
L'economia di Portoscuso si base principalmente sul settore secondario (dove spicca il polo industriale di Portovesme) e terziario. Il tonno pescato dalla tonnara di Su Pranu viene esportato in massima parte in Giappone[27].
Al 2020 Portoscuso è il comune con il reddito pro capite più alto della provincia del Sud Sardegna, pari a 18.717 €[28]. A livello regionale primeggia Cagliari con un reddito pro capite di 23.673 €[28].
Municipio
Amministrazione
Periodo
Primo Cittadino
Partito
Carica
1997
2002
Maria Francesca Cherchi
PDS
Sindaco
2002
2003
Adriano Puddu
Lista Civica
Sindaco
2004
2007
Ignazio Salvatore Atzori
Lista Civica
Sindaco
2007
2012
Adriano Puddu
Lista Civica
Sindaco
2012
2017
Giorgio Alimonda
Lista Civica - Portoscuso Insieme
Sindaco
2017
2022
Giorgio Alimonda
Lista civica - Portoscuso Insieme
Sindaco
2022
in carica
Ignazio Salvatore Atzori
Lista civica - Portoscuso Insieme
Sindaco
Sport
Calcio
La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Portoscuso 1964 Calcio che militava fino alla scorsa stagione (2021/22) nel girone unico di Cagliari di terza Categoria. È nata nel 1964. Attualmente il paese ha una squadra di calcetto denominata South West Sport che milita nel campionato regionale di calcio a 5 nella serie C1.
Renzo Sanna, Sintesi cronologica di un microcosmo: Portoscuso, Carbonia, G. Cirronis editore, 2012, ISBN9788897397120.
Renzo Sanna, Portoscuso: ieri e oggi, in Collana "I luoghi e la memoria", illustrazioni di Gianflorest Pani, Sestu, Zonza, 2001, ISBN9788884700629, LCCN2002450023.
Anna Maria Murtas (a cura di), In Portoscuso, in Atlante Sardo, in collaborazione con l'AUSER di Portoscuso, Cargeghe, Documenta, 2013, ISBN9788864542652.
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