Pradipaldo è una frazione del comune italiano di Marostica, in provincia di Vicenza.
| Pradipaldo frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | Vicenza |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°47′01.55″N 11°39′35.18″E |
| Altitudine | 535 m s.l.m. |
| Abitanti | 183[1] |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 36063 |
| Prefisso | 0424 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Patrono | santi Osvaldo e Vincenzo Ferrer |
| Cartografia | |
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Si trova in una zona collinare, lungo le propaggini meridionali dell'altopiano di Asiago.
Il toponimo indica un prato di proprietà di un Paldo o Baldo, di probabile origine germanica[2].

All'epoca della Serenissima, Pradipaldo faceva parte della Federazione dei Sette Comuni, all'interno delle cosiddette contrade annesse. Fu poi frazione del comune di Vallonara, soppresso e aggregato a Marostica nel 1938.
Durante la prima guerra mondiale, fu luogo di transito e sosta per le truppe impegnate sull'altopiano dei Sette Comuni. Pradipaldo è infatti attraversata dalla strada della Fratellanza, costruita proprio durante il conflitto.
Già nel 1688 il vescovo di Padova Gregorio Barbarigo aveva esortato il curato di Valle San Floriano e il comune di Marostica a costruire una chiesa per le lontane contrade di Speron e Pradipaldo[3]. Tuttavia, solo nel secolo successivo si provvedette alla costruzione di un oratorio intitolato ai santi Osvaldo e Vincenzo Ferrer, che venne benedetto nel 1751. Inizialmente vi si celebrava solo la messa domenicale, ma già nel 1752 il suo curato ebbe il permesso di predicare e insegnare il catechismo e nel 1818 fu concesso di conservarvi il Santissimo. Nel 1867 fu dotata di fonte battesimale[2].
Nel 1903 Pradipaldo divenne curazia autonoma e nel 1927 parrocchia. Nel 1938 acquisì da quella di Fontanelle la contrada Brombe[2].
L'attuale edificio è il risultato di una ricostruzione risalente al 1884-1886; poco più tardo il campanile, del 1888. Gli interni sono stati affrescati all'inizio degli anni 1990 e nella stessa occasione sono stati restaurati l'organo e la canonica. Degli arredi sacri, si ricorda la pala d'altare novecentesca su cui è raffigurata la Madonna in gloria tra i santi Vincenzo Ferrer e Osvaldo[2].
Il sagrato è stato realizzato in parte con i bossoli delle cartucce sparate da fucili, mitragliatrici e cannoni durante la prima guerra mondiale.