Madregolo è una piccola frazione del comune di Collecchio, in provincia di Parma.
| Madregolo frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°47′32.03″N 10°13′15.24″E |
| Altitudine | 76 m s.l.m. |
| Abitanti | 632[2] |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 43044 |
| Prefisso | 0521 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Nome abitanti | madregolesi |
| Cartografia | |
| Modifica dati su Wikidata · Manuale | |
La località dista 4,69 km dal capoluogo.[1]
La località era chiamata originariamente Macretulo, poi Matricule, dal latino Vicus Mecritulus, ossia "luogo magro, poco fertile", per contrapporla alla vicina Vicofertile, dal latino Vicus Fertilis, ossia "villaggio fertile"; ciò era dovuto alla vicinanza col fiume Taro, che spesso ne inondava il territorio, poco adatto dunque alle coltivazioni stanziali.[3]
Il territorio madregolese risultava abitato già durante l'età del bronzo; a testimonianza di ciò si conservano alcune tracce di un villaggio palafitticolo nella zona oggi detta "Toriazzo".[3]
La zona era sicuramente abitata anche in epoca romana: le suddivisioni delle terre e la rete viaria ricalcano ancora lo schema geometrico dell'antica centuriazione.[3]
Nel Medioevo l'importanza del territorio, assegnato alla diocesi di Parma,[4] crebbe grazie alla presenza del guado sul fiume Taro della Via Francigena, percorsa da numerosi pellegrini diretti a Roma dal nord Europa; per questo vi furono edificati la pieve romanica[3] e il castello, esistente già nell'XI secolo.[5]
Nel 1081 l'imperatore del Sacro Romano Impero Enrico IV di Franconia confermò i diritti su Madregolo al vescovo di Parma Everardo.[5]
Verso la fine del XIV secolo la diocesi assegnò a Ugolotto Biancardo il feudo; nel 1404 i Rossi assaltarono il castello, espugnandolo, ma pochi giorni dopo, in seguito alla conquista del castello di Felino da parte di Ottobuono de' Terzi,[4] il Biancardo rientrò in possesso del forte,[6] ove morì nel 1408.[7]
L'anno seguente il maniero fu occupato dalle truppe del marchese di Ferrara Niccolò III d'Este,[8] che lo assegnò ai conti Sanvitale.[9] Nel 1420 Niccolò III cedette in cambio di Reggio Parma e il suo territorio al duca di Milano Filippo Maria Visconti, che nel 1421 intimò a Giberto e Gianmartino Sanvitale l'immediata distruzione del castello.[10]
Nel 1495, durante la battaglia di Fornovo, le truppe milanesi comandate dal conte di Caiazzo Gianfrancesco Sanseverino posero il campo a Madregolo.[11]
In seguito la zona, grazie a canalizzazioni e arginature, fu messa in sicurezza dal punto di vista idraulico, favorendo lo sviluppo della frazione, oggi sede di attività artigianali, agricole e industriali.[3]


| Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Martino (Collecchio, Madregolo). |
Edificata probabilmente nel XII secolo, dopo la distruzione della pieve di Garfagnana a causa di una rovinosa piena del fiume Taro, la chiesa romanica fu quasi completamente ricostruita in stile barocco nel 1636, riutilizzando parte dei materiali dell'antico edificio; il tempio conserva, murati negli spigoli del campanile, quattro capitelli raffiguranti gli Evangelisti, risalenti al XII secolo; all'interno sono inoltre presenti vari dipinti seicenteschi, settecenteschi e ottocenteschi, tra cui la pala rappresentante San Martino e il povero.[12][13]
| Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Madregolo. |
Donato nel 1081 da Enrico IV di Franconia alla Diocesi di Parma, il castello fu assegnato verso il 1400 al condottiero Ugolotto Biancardo e nel 1409 ai conti Sanvitale; acquisito dai Terzi nel 1421 grazie all'intervento di Filippo Maria Visconti, fu successivamente abbattuto per ordine del Duca; ricostruito probabilmente nei decenni seguenti e utilizzato come accampamento durante la battaglia di Fornovo del 1495, fu forse successivamente distrutto da un incendio; secondo alcune ipotesi sui suoi resti fu edificata la corte dei Torrioni, ma secondo altre la fortezza originaria sarebbe sorta più a nord, lungo strada Castellarso, oppure in corrispondenza dell'odierno alveo del fiume Taro.[14][11][15]

Costruita secondo alcune ipotesi sui resti dell'antico castello, la corte rurale fortificata, nota anche come "Il Torrione", fu completamente restaurata agli inizi del XXI secolo e trasformata in edificio residenziale; caratterizzata dalla presenza di due torri, la struttura in pietra poggia su fondamenta probabilmente cinquecentesche.[15]
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